Una piccola scuola, una piccola comunità con la sua storia e la sua identità

Scoprire il passato delle persone, delle strade, degli edifici del paese dove abitiamo, dei luoghi vicini a noi, ci aiuta a capire chi siamo. Scoprire il passato per capire chi siamo. Ogni scuola ha una sua identità. Ogni scuola si caratterizza per il luogo dove è situata e per le persone che la frequentano. Ci sono le scuole delle grandi città, dei paesi, dei piccoli paesi. Ci sono scuole di montagna, di mare, di pianura. Ci sono tante scuole simili, ma ogni scuola si distingue e si identifica con la comunità in cui è inserita. La scuola di Vivaro è una piccola scuola, è una scuola di una frazione di un medio paese di provincia. Con la chiesa, definisce la piazza del paese, situato in mezzo alla campagna. Dalla prima alla quinta, tutti i bambini si conoscono. E anche i loro genitori. Gli insegnanti collaborano fra di loro e tutti insieme formano una piccola comunità

 Le scuole a Dueville: il difficile esordio

Mio bisnonno nacque quando il Veneto diventò Italia. Non è mai andato a scuola. Mio nonno invece ha frequentato due classi la prima inferiore e la prima superiore. Mio padre frequentò i cinque anni della scuola elementare.  E’ poco più di 100 anni, da circa tre generazioni, che si è diffusa la scuola pubblica in Italia. Il bisnonno di Marisa invece, abitava in Trentino, territorio austriaco, sapeva leggere e scrivere, come tanti suoi coetanei.

Dal censimento del 1881, l’analfabetismo in Italia e in Spagna era intorno al 70%. In Germania, Austria,  Svizzera, era invece intorno al 10%. Perché? I paesi più alfabetizzati, alla fine dell’Ottocento, erano i paesi del Nord Europa: Germania, Austria, Inghilterra. Erano i paesi più industrializzati, ma soprattutto di tradizione protestante, influenzati cioè dalla riforma di Lutero. Si può così formulare l’ipotesi che Lo sviluppo economico  abbia favorito un maggiore alfabetismo e istruzione anche nella classe operaia, contadina e nei ceti umili lavoratori.  Il protestantesimo, con l’insistenza tipica sul dovere di lettura diretta e personale alle sacre scritture e alla parola di Dio è stato uno stimolo determinante perché le persone frequentassero le scuole e le autorità pubbliche le istituissero in ogni paese e città. Negli stati  cattolici, come la Spagna e l’Italia, non c’era questa necessità perché erano i sacerdoti che leggevano e spiegavano la Bibbia ai fedeli.

L’Austria proclamò l’obbligatorietà delle scuole popolari gratuite nel 1818. Notizie certe dell’esistenza di scuole a Dueville in questo periodo non ce ne sono. In virtù del concordato fra Austria e S. Sede, del 1855, nella scuola primaria si inserirono molti sacerdoti e tutti gli ispettori furono scelti tra il clero. Dopo circa 50 anni di governo austriaco con l’unità d’Italia, all’ordinamento Austriaco, si sovrappose nel Veneto la piemontese legge Casati. Era un ordinamento di carattere accentratore e burocratico e rifletteva la realtà piemontese, ben diversa dalla realtà veneta. La legge ordinava l’amministrazione centrale, le università e la scuola superiore. La scuola popolare vi trovò solo un piccolo posto. L’insegnamento era affidato alla buona volontà dei comuni, senza alcuna garanzia finanziaria. Si prevedeva l’obbligo scolastico di due anni, nei comuni con meno di 4.000 abitanti. Ai maestri mal retribuiti e carenti di qualificazione professionale, si richiedevano tre cose: un po’ di sapere, molto cuore, devozione senza limiti al proprio dovere.

Molti erano i problemi creati dopo l’unità d’Italia. Il deputato Pasquale Villari dichiarava nel 1875 : “noi o signori abbiamo fatto una rivoluzione, la quale è stata opera di una borghesia intelligente, amante delle libertà. Il popolo si trovava in condizione di non poter partecipare alla rivoluzione e venne perciò da noi trascinato. Abbiamo dimenticato che fuori dalla nostra angusta cerchia c’è una classe numerosissima a cui l’Italia non ha mai pensato… Che volete che ne faccia dell’alfabeto colui a cui mancano l’aria e la luce e vive nell’umido e nel fetore?…

Negli anni di fine 1800 e inizi 1900, in Italia,  l’analfabetismo era intorno all’80%. A Dueville, l’analfabetismo prima del 1904 era intorno al 50%. Due anni dopo si era ridotto della metà perché con l’insediamento della Lanerossi. Perché? Per essere assunti, bisognava aver assolto l’obbligo scolastico di due anni. La prima inferiore e la prima superiore. A Dueville frequentavano circa il 60% degli obbligati. Nel 1879 a Dueville c’era una scuola unica rurale maschile con tre classi tenute dal maestro Lodovico Cabianca. La prima superiore e la seconda frequentavano alla mattina dalle ore 9 alle 11. La prima inferiore dalle ore 1 alle 3 pomeridiane. Erano iscritti 105 alunni, ma appena la metà frequentava. Quasi il 40% degli alunni veniva bocciato.

Il sopraintendente scriveva nella sua relazione: le cause sono: mancanza della scuola, famiglie povere, occupazione dei fanciulli nei piccoli lavori di campagna; l’avere il maestro o le maestre diverse classi delle quali mentre se ne istruisce una l’altra difficilmente si applica. La maestra di Dueville Zorzan scriveva al sindaco: Senza disciplina invano la maestra si affatica, si chiede che la stanza ove si raccolgono le scolare sia provveduta del necessario. Ebbene la mia scuola ha bisogno sommo di banchi giacché quel girar or qua or là, le fanciulle perché possano sedersi per scrivere un pochino, rompe la disciplina, distrugge gran parte del profitto…

Fino al 1905, quasi la metà delle bambine e bambini che frequentavano la scuola primaria, venivano bocciati. Molti non andavano a scuola. E non erano i bambini che non volevano andarci, non c’erano aule sufficienti. Se tutti fossero andati a scuola non c’era lo spazio materiale per contenerli. Neanche in piedi. Nelle classi c’erano oltre 60 alunni. A Dueville si decise nel 1906 di sdoppiare la prima maschile con 97 bambini. C’erano altre tre classi con più di 70 alunni. Solamente nel 1911 si giunse ad una definitiva decisione di dare a Dueville che contava circa 6.000 abitanti, un fabbricato che riuscisse “bello e grandioso fornito di tutte le comodità oggidì richieste. Dove venisse impartita l’educazione della mente e del cuore, dove il fanciullo avrebbe imparato ad essere integerrimo cittadino, utile alla famiglia, alla patria, alla società.” Si acquistò il terreno che dalla ghiacciaia comunale si protendeva verso via Belvedere. Il progetto fu affidato all’ingegnere Zuccato di Thiene. La ditta Tagliaferro e Poncato di Dueville fu incaricata dell’esecuzione dei lavori dando in questo modo occupazione per tutta la stagione invernale a circa 50 operai del paese. L’edificio di via IV novembre,  fu terminato nell’ottobre del 1915, pur con le difficoltà causate dalla guerra. La spesa effettiva fu di 134.590 lire, comprensiva dell’impianto di riscaldamento e dell’arredamento. Lo stato concorse con un terzo della spesa. Le scuole nuove non poterono però ospitare subito i bambini. Nel 1916 fu installato un ospedale da campo inglese con 230 posti letto.

 L’insegnamento

Racomandemo che ai i puti se insegni a ben leggere, a ben scrivere, a ben abacar, ma sora tuto a essere galantomeni… raccomandava il provveditore di Vicenza Paolo Lioy, riprendendo una massima di un magistrato della Repubblica Veneta. Educare più che si può, istruire quanto basta, era la filosofia della scuola di quel tempo. Formare cioè una generazione per quanto possibile istruita, ma soprattutto onesta, operosa. Si insisteva sul sacrificio, sul lavoro sui doveri verso la famiglia e la patria. Dettati, pensierini, temi erano permeati di moralismo. I due libri più famosi erano: Pinocchio e Cuore, le due voci di un’Italia bambina.

DettatoE’ proprio una disgrazia non aver voglia di lavorare. Mi ricordo che fin da bambino quel disgraziato faceva disperare sua madre per la sua pigrizia. Egli è cresciuto, ma non sa far nulla…

DettatoErnesto non si lavava e pettinava. Mangiava cibi or troppo caldi, ora troppo freddi. Rompeva con i denti noci e nocciole. Non è dunque meraviglia se quel bestiuolo aveva cattiva dentatura, brutto colore, capelli sporchi sicchè nessun fanciullo volea sedersi accanto…

Temaraccontate quello che è successo a vostro fratello per la sua golosità. Mio fratello, quando la mamma andò al mercato, corse in cima al melo e mangiò una spanciata di mele. Sentì poi un forte dolore. La mamma quando tornò a casa, capì che aveva mangiato troppo. Lo mise a letto e gli diede una forte medicina, l’olio di ricino…

La scuola elementare di Vivaro

Un po’ di storia

Le prime notizie sono state trovate nell’archivio del Comune di Dueville, nel registro delle delibere del Consiglio Comunale e altre nel libro manoscritto dai parroci che scrivevano gli avvenimenti più significativi che avvenivano in parrocchia. Altri documenti precedenti, si trovano nelle visite pastorali, depositati nell’archivio della curia vescovile di Vicenza. La scuola di Vivaro fu costruita negli anni Trenta. Le prime scuole a Vivaro erano invece nell’edifico posto di fronte alle scuole attuali.

 Nel 1862, il 15 agosto 1862 si pose la prima pietra della nuova chiesa. La chiesa fu opera di don Domenico Valle, nativo di Breganze. Che per 34 anni resse con zelo questa parrocchia. Morì l’8 aprile 1889 a 66 anni. Nel 1894, nell’aprile, furono scavate le fondamenta del nuovo campanile e fu eretto tutto con le offerte della parrocchia.

11 ottobre 1876  Dal 1874 si era stabilito di costruire le scuole di Vivaro con lavori in economia. Ora le scuole sono terminate e bisogna provvedere all’arredamento. Si propone l’acquisto di circa 8 banchi di abete, di un tavolo e di una sedia. Qualche consigliere non è d’accordo perché la popolazione di Vivaro è scarsa e propone di non aprire anche la scuola femminile. Il sindaco ribatte che tutti hanno lo stesso diritto perché tutti pagano le tasse. Si delibera l’apertura delle scuole di Vivaro nell’anno scolastico 1876 – 77. A condurla sarà Anna Bettale, giovinetta di ottima fama, condotta e carattere per dare il tempo ad avviare il regolare concorso.   1879 Coaro don Antonio era il cappellano e maestro della classe maschile, gli iscritti erano 32. Anna Bettale era la maestra della classe femminile con 15 iscritte.   1894  In questo anno fu piantata la canna in piazza. L’acqua pura era una necessità per le scuole e gli abitanti. Si attingeva l’acqua da una fontanina che sorgeva nel fosso, acqua non salubre. La richiesta della popolazione ottenne dal comune la canna: ma era un imbroglio del sindaco Salvetti che diede canne vecchie e non adatte ai lavori. Ci volle una nuova amministrazione retta dal sindaco Busnelli per avere la sospirata acqua. Alla fonte si pose il nome di Vittoria. Il 25 maggio fu benedetta solennemente alla presenza delle autorità. Gli alunni e le alunne delle scuole offrirono fiori e pronunciarono una poesia.

15 ottobre 1895  Si nomina un nuovo maestro per la scuola maschile di Vivaro perché don Antonio Coaro, morì all’età di 59 anni.  Era un valente maestro, amato e rispettato. Gli abitanti di Vivaro desiderano che il cappellano ed il maestro siano la stessa persona, così si nomina il cappellano don Ghiotto Ippolito. Un consigliere fa notare che un sacerdote non manca mai di che vivere, mentre ci sono tanti maestri che hanno bisogno di vivere e che sono senza impiego. Si decide comunque di nominare don Ghiotto con 13 voti a favore e uno contrario.  4 dicembre 1895  Si decide di acquistare una stufa per la scuola di Vivaro, perché il freddo eccessivo impedisce che i fanciulli, quasi tutti di sei anni, possano frequentarla. Si considera giustissima la domanda per riguardo ai teneri bambini di sei anni che per quattro ore al giorno devono stare fermi e per di più scrivere in un ambiente assai freddo. 8 aprile 1896 La maestra Collesei Vittoria assunta il 1 dicembre 1881 a Vivaro. Al 16 ottobre Collesi Vittoria, viene nominata a vita considerato che tanta è la capacità e lo zelo, da meritarsi la gratificazione del ministero della P.I. e lodi speciali dal presidente della commissione per gli esami per le splendide prove sostenute dalle alunne, così ben istruite dalla Collesei.  17 marzo 1897  Si bandisce un concorso per la scuola maschile di Vivaro nella certezza che il sacerdote Ghiotto che gode la stima delle autorità e delle famiglie, vi concorra per ottenere la nomina regolare.  Nel 1904 Si decide di costruire la casa per il maestro di Vivaro. La casa è terminata nel 1906.   16 maggio 1920  Fu solennemente inaugurata alle scuole comunali la lapide in ricordo dei caduti di Vivaro nella guerra.  22 ottobre 1921  Le condizioni delle scuole di Vivaro sono pessime. Si delibera di aspettare tempi migliori per le scuole ex novo. Intanto si propone di rifare il nuovo tavolato del pavimento.  4 novembre 1947  Viene collocata nella facciata della nuova scuola elementare di Vivaro, anche la lapide che ricorda i caduti della guerra 1940 – 45. La scuola fu costruita intorno al 1930.

1992  – 1995 La vicenda della scuola  di Vivaro nei giornali. 

Nel 1993 in provincia di Vicenza, si cominciò a parlare e a decidere di razionalizzare le scuole. Ci fu il tentativo di chiudere tutte le piccole scuole. Anche per Vivaro c’era il rischio di chiusura. La scuola era piccola si, ma si era formato un gruppo affiatato di insegnanti. Le classi non erano tanto numerose, così si potevano fare parecchie iniziative.

  • La settimana bianca a Folgaria. Si partiva alla domenica pomeriggio e si tornava il sabato, evitando il fine settimana. In questo modo l’albergo, i corsi sci, gli impianti di risalita erano convenienti e in tutti i dieci anni ci hanno mantenuto dei prezzi riservati di favore. In questo modo abbiamo dato la possibilità a tutti i bambini a fare questa importante esperienza, con un costo accessibile. Non tutte le famiglie infatti, potevano permettersi la settimana bianca.
  • Giochi al pomeriggio a scuola per educare i bambini attraverso il gioco, alla socialità, al rispetto delle regole divertendosi.

 

Nel 1993 non è partita la classe prima. Il comune, d’accordo con la direzione didattica proponeva la chiusura della scuola. Tutta la comunità di Vivaro, il comitato civico e soprattutto i genitori, si sono opposti a questo tentativo.

Il comitato civico:

Una proposta nuova ma antica

Antica perché per secoli, le comunità venete si sono autogovernate con una forma di democrazia diretta.  Nuova perché questa proposta non parte dai partiti, ma dai cittadini; non parte dall’alto, ma dal basso. Cittadini responsabili e consapevoli di far parte di una comunità, senza divisioni in  schieramenti politici. Per risolvere i problemi di un paese non ci dovrebbero essere alternative di destra o di sinistra ma scelte concrete e condivise per il bene di tutti.  Ci unisce il desiderio che il Municipio si trasformi nella Casa Comune di tutti e che ogni cittadino possa contribuire con le sue idee alle decisioni strategiche per la comunità in cui vive e lavora.  Sudditi o cittadini? Quale alternativa propongono le attuali forze politiche? Ogni cinque anni il cittadino delega a poche persone l’amministrazione dei beni  e servizi comuni. Vota e poi non ha quasi più il potere di intervenire nelle scelte che lo riguardano.

Tentativi di soluzione

Con la chiusura eventuale della scuola di Vivaro, si sarebbe perso  un edificio scolastico. In quegli anni oltre 550 ragazzi, dopo la terza media, ogni mattina si recavano a Vicenza per frequentare le scuole superiori. Fra tutti i comuni confinanti con la città, Dueville contribuiva con il numero maggiore di studenti. Si tentò allora di proporre una scuola superiore a Dueville, accorpando le due scuole elementari e liberando così un edificio scolastico che poteva contenere una succursale di qualche istituto superiore. L’istituto Montagna a quel tempo era il più interessato.

L’altra proposta che si è potuta realizzare è stata l’istituzione del tempo pieno. Intanto per consentire la ristrutturazione della scuola, per un anno Vivaro è stata ospitata nella scuola elementare di via dei Bersaglieri.

Il bambino, chi pensate egli sia?
Se cerchiamo in noi la risposta, capiremo tanti nostri comportamenti.
Se pensiamo che il bambino sia un uomo in miniatura, ma non ancora una persona, quando è piccolo non è niente. Rimane un oggetto, un oggetto prezioso, ma comunque un oggetto.
Se abbiamo l’idea che il bambino sia un vaso vuoto, dobbiamo mettere dentro più nozioni possibili, insieme con le nostre regole.
Per Maria Montessori il bambino è un essere completo, con una mente assorbente, capace di sviluppare energie creative. In lui sono presenti tutte le potenzialità di una persona.
Per Rita Levi MontalciniMamme e papà attenti: i bambini vanno trattati da UOMINI
Usare premi e castighi? Un errore.  Ma allora che bisogna fare per educare meglio i nostri bimbi? Dialogare. Conta il ragionamento, la creatività, l’imparare insieme senza gerarchie. Perché il loro cervello funziona proprio come quello degli adulti. Già a tre anni hanno le stesse capacità di un adulto.

Cosa vuol dire educare?
L’educazione dei figli è impresa per adulti disposti ad una dedizione che dimentica se stessi.
Il bene dei vostri figli sarà quello che loro sceglieranno: non sognate per loro i vostri desideri. Non pretendete dunque di disegnare il loro futuro: siate fieri piuttosto che vadano incontro al domani con slancio, anche quando sembrerà che si dimentichino di voi.
Non incoraggiate ingenue fantasie di grandezza, ma non siate neanche la zavorra che impedisce loro di volare.
Non arrogatevi il diritto di prendere decisioni al loro posto, ma aiutateli a capire che bisogna sempre fare delle scelte. Più dei vostri consigli li aiuterà la stima che hanno di voi e che voi avete di loro. Più di mille raccomandazioni soffocanti saranno aiutati dai gesti che videro in casa, la stima vicendevole, l’affetto, la forza di sorridere.
S.Ambrogio Vescovo di Milano, (340 – 397 d.c.)

Il significato della parola educazione deriva da ex – ducere, cioè condurre fuori, tirar fuori quello che c’è dentro.
Aiutare ad essere quello che si è e non solo mettere dentro. Spesso invece per educazione si intende accumulare, mettere dentro nell’altra persona i nostri sentimenti, le nostre regole, la nostra etica e le nostre paure. I bambini sono invece, protagonisti della propria educazione, i genitori e gli insegnanti porgono l’aiuto necessario, aiutandoli a fare da soli, senza lasciarsi prendere dalla mania e dall’ansietà dal volere avere un figlio perfetto.

Come avviene l’apprendimento?
Per lo psicologo svizzero Piaget, sui i cui studi sono stati impostati i programmi del 1955, lo sviluppo del bambino procede per fasi o stadi. La storia, la geografia e le scienze ed altre discipline, si insegnavano a partire dalla terza elementare perché si pensava che il bambino ad una certa età, non poteva apprendere certi concetti.
Per lo psicologo americano Bruner invece, il bambino poteva capire qualsiasi concetto, se si trovava il linguaggio appropriato e adatto al bambino. Di conseguenza, si modificarono i programmi e fin dalla prima elementare si cominciò ad insegnare la storia, la geografia, le scienze, la lingua straniera.

Chi pensate sia il maestro?
Questa è la domanda che ci siamo sempre posti. Per la risposta facciamo nostre queste le parole.
Ricevere in consegna i figli di altri genitori per educarli, mi ha sempre dato un senso di sgomento. Mi chiedevo: se i genitori fossero liberi di scegliere la persona che educherà il proprio figlio, come sono liberi di scegliere il medico, il parrucchiere, verrebbero da me? In una scuola che avesse come fine la formazione del fanciullo, l’indirizzo educativo dovrebbe essere il primo argomento da discutere fra genitori ed insegnanti. Invece spesso non se ne parla nemmeno, come se la scuola fosse proprietaria dei bambini.” Scriveva il maestro Mario Lodi nel 1970, nel libro Il Paese sbagliato.

Che ruolo ha il maestro?

Aiutarli a crescere e a fare da soli, per essere autonomi.
Il bambino impara da solo. A due anni apprende il linguaggio, un apprendimento complesso. Impara a camminare, un’abilità motoria articolata. Impara usando i suoi cinque sensi. Il bambino vuole imparare, ha i mezzi per farlo, biso-gna solo aiutarlo ad usare questi mezzi. Ha bisogno di essere libero di esplorare il mondo con calma.
Abbiamo cercato di non fare nulla che il bambino poteva fare da sé.
Il bambino deve sentire la nostra considerazione, la nostra comprensione e la nostra stima nei suoi confronti.
Ha bisogno di frequenti lodi e incoraggiamenti, più che di rimproveri. Ha bisogno di sentirsi speciale e di essere apprezzato per quello che riesce a fare.

Come possiamo aiutare il bambino?

il bambino ha bisogno di amore, di calore e sicurezza;
Ha bisogno di essere trattato con rispetto; ha bisogno di comprensione;
Ha bisogno di essere libero di esplorare il mondo con calma;
Ha bisogno di regole che vengano rispettate con coerenza e giustizia;
Ha bisogno di frequenti lodi e incoraggiamenti, più che di rimproveri;
Date al vostro bambino la possibilità di scegliere. Aiutatelo a Fare da solo.
L’esempio vale molto di più di tutte le raccomandazioni.

I genitori: hanno il ruolo fondamentale nell’educazione. Con gli insegnanti dovrebbero concordare gli aspetti indispensabili per la riuscita del progetto educativo. Insieme stabilire i comportamenti coerenti a casa, a scuola e nelle situazioni quotidiane.
D’accordo con i genitori si possono organizzare degli incontri. Incontri che sono un’occasione di riflessione su noi stessi e per mettersi anche in discussione. Spesso la colpa dei problemi di comportamento è quasi esclusivamente degli adulti e non dei bambini. Se abbiamo anche l’umiltà di riconoscere i nostri errori, acquistiamo più autorevolezza agli occhi dei bambini. Quando ci sono dei bambini che non hanno con gli adulti un rapporto corretto, quando ci sono evidenti legami difficoltosi con genitori e con adulti in genere e con i coetanei, sono utili incontri con i bambini, genitori ed insegnanti. I bambini vengono coinvolti e si rendono conto che i genitori e gli insegnanti hanno a cuore la loro crescita, il loro apprendimento, la loro educazione. I bambini partecipano con molto buon senso e a volte sono loro stessi che indicano delle soluzioni e fanno delle proposte innovative per risolvere qualche problema. I bambini prendono consapevolezza che il loro punto di vista i loro desideri, le loro aspettative vengono tenuti in considerazione dai grandi. E se non si può esaudire ad alcune richieste, capiscono le motivazioni e sono a loro volta capiscono il punto di vista dei genitori e degli insegnanti.
Durante questi incontri si possono fornire e sono stati dati alcuni suggerimenti:

Lode o rimprovero?

1. Fate elogi molto specifici. Dite al bambino esattamente che cosa ha fatto di positivo. Lodatelo immediatamente dopo quel comportamento. 2. Fate elogi piacevoli. lodate in maniera sincera. I bambini colgono subito la rabbia o la frustrazione che si possono nascondere sotto la lode.
Un elogio non sincero può solo nuocere più che aiutare. 3. Lodate con buona frequenza. Un elogio dovrebbe ricorrere molto più spesso dei rimproveri. L’elogio serve spesso a ricordare al bambino le regole della classe o della famiglia.
4. Usate fa lode per insegnare. Usate l’elogio per insegnare ai bambini come comportarsi sottolineando gli aspetti di quello che stanno per imparare. 5. Unite l’elogio ad altri rinforzi. Usate più premi che castighi. 6. Rispettate sempre le promesse. Promettere solo le cose che si possono mantenere.

I. Assegnate solo le punizioni che sono state programmate e previste dai bambini

2. Fornire sempre una giustificazione logica ogni volta che si infligge una punizione.

3. Rendere la sanzione relativamente breve, attinente al problema e costruttiva. Esempio: lavori domestici,
4. Negoziate sempre sanzioni con vostro figlio

5. Evitare assolutamente sanzioni dettate da rabbia, frustrazione o imbarazzo. Le sanzioni devono educare

6. Mantenere sempre la calma;

7. Non usare sanzioni, rimproveri o punizioni duri, imbarazzanti o crudeli. Mai in presenza di altri. Le punizioni fisiche non sono sistemi educativi efficaci.

8. Evitare l’attacco alla persona sminuendola o umiliandola, evitare punizioni che rivelano ostilità o rifiuto. Evitare parole offensive o denigratorie

9. Se non siete sicuri delle vostre capacita di applicare sanzioni con calma, evitate di farne uso.

l0. Ricordarsi che i riconoscimenti sono molto più efficaci e potenti delle punizioni.

Giochiamo insieme?
E’ una richiesta che fanno spesso i bambini. Se ricevono quasi sempre delle risposte negative, non lo chiedono più. Abbiamo cercato quindi di organizzare occasioni per stare insieme. Giocare insieme. Dove non c’era solo una mamma ed un papà che giocano con il loro figlio, ma tante mamme e tanti papà che giocano con tanti figli. Mi ricordo in settimana bianca, quando un bambino aveva bisogno, si rivolgeva al primo adulto vicino, con la certezza che sarebbe stato aiutato. E gli adulti avevano la stessa attenzione per tutti i bambini come quella verso il proprio figlio.
Durante le feste di inizio o fine anno, c’era la caccia al tesoro per bambini e genitori. Le squadre erano formate da grandi e dai bambini.

I bambini hanno bisogno di giocare. Il gioco è uno strumento utile per interagire con gli altri bambini. Giocare insieme è la prima esperienza di socialità che sperimentiamo nell’età infantile. Attraverso il gioco aiutiamo a sviluppare buone doti comunicative e sociali, il valore della collaborazione, della cooperazione, della solidarietà, dell’empatia e fornendogli un primo senso di appartenenza a un gruppo. Il gioco organizzato secondo delle regole diventa educazione civica e abitua il bambino a rispettare gli altri, rispettando le regole.

Compiti per casa:
Compiti per casa per mamma e papà  Parlare, dialogare, ascoltare i propri bambini;
 Giocare con loro; Costruire qualcosa con loro;
 Leggere. Invito le mamme ed i papà a leggere ai bambini delle fiabe e storie, prima di addormentarsi. E’ una bell’abitudine che rinsalda i legami affettivi e fa scoprire ai bambini il piacere della lettura.
 Ricordarsi che l’esempio vale molto di più di tutte le raccomandazioni.

Compiti per i bambini: giocare e far divertire mamma e papà!

La parola ai bambini

Perché spesso si dice che i bambini si comportano male? Classe quarta

I bambini si comportano male perché qualcuno fa loro dei dispetti o perché vogliono farsi vedere e fanno gli stupidini. Credono di essere più belli, più forti, essere chi sa chi. Invece non sanno che è un comportamento sbagliato. Quelli che fanno i bravi non si danno arie. Anzi portano il loro buon esempio. Chiara Bassan  I bambini in classe si comportano male perché la lezione è un po’ noiosa. Per alcuni miei compagni è noioso l’italiano e per me l’analisi grammaticale. Per me dipende soprattutto se piace o non piace la materia.  Andrea Benetti. Perché i bambini si comportano male? Ecco la mia risposta. Forse hanno imparato da qualcuno quando erano piccoli e pensavano che quello fosse il comportamento giusto. Si mettono in testa che quel comportamento è giusto e non si cambia. Per educare i bambini bisogna far vedere loro che si è calmi e non ci si deve arrabbiare. Cari genitori, non arrabbiatevi davanti a vostro figlio, contate fino a sette, anzi meglio fino a ventidue. Deborah Binotto Spesso i bambini si comportano male perché sono stati provocati: vogliono fra vedere che sono forti e intelligenti. Altre volte si comportano male senza ragionare. Si credono di essere grandi facendo scherzi, prendono in giro quando sanno che qualcuno ha paura, per renderlo ridicolo davanti a tutti. Qualche volta dicono le bugie per non essere puniti e vedere al loro posto punito qualcun altro. Lucia Bassan I bambini si comportano male perché guardano troppi film violenti oppure perché non vanno d’accordo con gli altri. Edoardo Ostuzzi Qualche volta ci comportiamo male, ma non saprei neanche io come spiegare i nostri comportamenti non molto corretti. Tutte queste cose che succedono in classe: ridere, scherzare, fare i pagliacci, tutto questo non è per far arrabbiare i maestri, ma è perché ci divertiamo. Ieri il maestro Francesco ci ha detto che un giorno arriverà un nuovo alunno, e noi dalla felicità abbiamo perso il controllo e abbiamo fatto baccano. Alice Casarotto

Cari adulti…

Nella mia vita ci sono stati e ci sono momenti belli e brutti. Nella mia famiglia sto bene, Certo ci sono delle liti ma queste aiutano a instaurare un nuovo rapporto. Considero anche i rimproveri giusti e ingiusti. Giusti perché faccio anch’io le mie marachelle e ingiuste perché quando non faccio niente mi rimproverano. Quindi direi a tutti i genitori che prima di rimproverare il proprio figlio, di accertarsi di chi è la colpa veramente. Infatti quando litigo con i miei fratelli, la colpa viene sempre data a me. I genitori prima di rimproverare qualcuno, prima dovrebbero accertarsi dello stato d’animo del ragazzo per non ferirlo profondamente. I genitori accanto al rimprovero che certamente è negativo, dovrebbero aggiungerci delle parole positive. Questo è il ragionamento che dovrebbero fare ciascun genitore. Eleonora? Luigi?

Io sto bene in famiglia. E’ che ogni tanto prendo parole da mia mamma perché mi dimentico di fare qualche cosa. Mi piacerebbe che mia mamma non mi sgridasse più, perché mio papà non mi sgrida mai. I miei genitori sono molto buoni e noi andiamo molto d’accordo su quello che dobbiamo fare. Facciamo cose soprattutto insieme con tutta la famiglia. Riccardo PaiuscoA me piace fare a casa i compiti, ma non i compiti di matematica e grammatica. Ai maestri quando ti danno tanti compiti, io direi: Maestro, per piacere ci potresti dare meno compiti perché noi tutti, se ci sono belle giornate, andiamo fuori a giocare.  Però da un lato io mi pentirei perché lo studio fa anche bene. Mi ricordo che mia mamma mi dice sempre: Stefania studia perché fra un po’ avrai gli esami. Studia!  E allora quando mia mamma mi dice queste cose, io scapperei e andrei in camera a ….. giocare. Stefania Marcolin

Carissimi adulti… Vi voglio chiedere se è giusto che mi sgridiate quando non ho colpa, io dico si e no. Si perché qualche volta faccio le mie marachelle, no perché bisogna che verifichiate se le ho fatte io o altri. A casa faccio i compiti, se li finisco presto chiamo per telefono due amiche. Lunedì e giovedì ho i centri olimpia, mercoledì ho il rientro a scuola, venerdì ci sono i giochi a scuola e sabato ho la dottrina. Sono libera solo il martedì, così chiamo le mie amiche. Io a scuola e a casa sto bene. Leila Giaretta. Cari adulti .. Gli adulti avranno pure molti problemi, però certe volte non capiscono i giovani. Gli adulti non rispettano le idee dei ragazzi solo perché sono adulti e non danno spazio ai ragazzi. E’ vero, avranno più esperienza di noi, però non potranno mai capire quello che provano i giovani. Non so se quello che dico possa rispecchiare i sentimenti degli altri giovani. Gli adulti, ma soprattutto i genitori semplificano troppo i problemi dei giovani. Con questo non voglio dire che non siano disponibili, anzi lo sono fin troppo. Penso che non riescano e delle volte non vogliono capire i ragazzi. I problemi dei giovani non sono difficili come quelli degli adulti, però sono sempre delle difficoltà che i giovani devono affrontare. La gioventù è la parte più bella della vita, si può divertirsi, andando in giro con abiti alla moda. Però i maggiori casi di droga, fumo, suicidio avvengono in età dai 13 ai 18 anni. Per impedire queste disgrazie i genitori dovrebbero parlare con i giovani ed affrontare insieme questi problemi. Gli adulti hanno una parte importante nella vita dei giovani. Valeria Zenere

Tema: I miei compagni

Lucia Bassan: è una bambina intelligente, è bravissima in matematica. Delle volte grida piacevolmente. Andrea Benetti: è innamorato, è spaventato è un don Giovanni. Deborah Binotto: è gentile, è bravissima a leggere, tranquilla e innocente. Carlo Brotto: delle volte è calmo, poche volte grida, ma è simpatico. Alice Casarotto: amica di tutti, ti aiuta in ogni momento ed è sempre disponibile. Davide Coltro: sa tutto e di tutti. Thomas Giurici: vuole essere con i  più bravi, anche se parla in italiano “sceto”. Gopali Mantese: un nome strano si, ma anche lei ti aiuta se sei in pericolo. Luca Marenda: è un po’ vivace, qualche volta disattento e delle volte attento. Edoardo Ostuzzi: sempre innamorato.  Marco Ravazzolo: calmo biondo e attento.

Tema: Quando io e i miei compagni saremo grandi, faremo diversi lavori.

Se qualche compagno avrà un animale che starà male, lo potrà portare nell’ambulatorio dei veterinari della dottoressa Silvia Bocchese e del dottor Matteo Zocca. Là troverete i vari prodotti per gli animali, partendo dagli anti -pulci e zecche, ai profumi e al mangime. A me e a Matteo piacciono molto gli animali, quindi per vederli quasi ogni giorno, abbiamo deciso di fare questo lavoro, cioè i veterinari. Se noi da grandi avremo bisogno di andare a prendere i vestiti, potremo andare a prenderli in due negozi di abbigliamento eleganti e a buoni prezzi, con abiti sempre alla moda. Questi negozi saranno di Lisa Gagliardi e Alessia Parise. A Lisa e ad Alessia piacerebbe molto avere un negozio proprio, quindi faranno questo lavoro. Quando dovremmo andare a prendere gli alimenti freschi, potremmo andare alla fattoria di Saul Rigon. Lui avrà una fattoria propria, biologica. Saul infatti non userà prodotti chimici per coltivare i suoi prodotti. A Saul piace molto, se non lo sapete, andare in giro con il trattore, quindi ha deciso che farà questo lavoro. Se noi avremo bisogno di fare un trasloco, cioè portare i mobili da una casa all’altra, potremo chiamare Andrea Piccoli, ottimo lavoratore in questo campo. Ad Andrea piacerebbe molto guidare i camion, ma ora non ha la possibilità, quindi lo farà da grande. Per portare la posta ci sarà il postino Andrea Lazzarini. Ad Andrea piacerebbe fare il postino perché si farà mille viaggi in motorino e perché potrà vedere da che posto arrivano le cartoline e leggere le cose scritte prima di imbucarle. Se noi da grandi abbiamo bisogno di tagliarci i capelli, potremo andare dalla parrucchiera Katia Gonzo. Penso che Katia sarà un’ottima parrucchiera e che sia molto portata per questo lavoro. Da grandi potremmo andare a vedere la partita di calcio con il nostro compagno del Vicenza Marco Binotto. Se invece abbiamo bisogno del medico, potremmo andare dalla dottoressa Sarah Costalunga. Sarah una volta mi ha detto che voleva fare l’infermiera o l dottoressa e so che anche adesso lo vuole fare. Silvia Bocchese Silvia, Saul è l’unico che ti ha ascoltato!

Scuola elementare di Vivaro

Assemblea Classe quinta

Il   giorno 29  marzo 2001, dalle ore 11 alle ore 12.30, si è svolta un’assemblea con gli studenti della classe quinta, con la  presenza degli  insegnanti Concetta e Francesco. Sono intervenuti nella discussione 18 studenti.

Carlo: i ragazzi devono rispettare le regole, ma anche gli insegnanti le devono rispettare. Se si utilizza il tempo della ricreazione, per terminare la lezione, poi si dovrebbe recuperare. Noi veniamo a scuola anche per stare insieme e per giocare durante la ricreazione. La vita è divisa in tre parti: il periodo della scuola, quello del lavoro e quello della pensione. Adesso cerchiamo di vivere bene questo periodo. Alan: Si finisce la scuola alle ore 16 e non si dovrebbe avere compiti per casa. Mi sono iscritto a questa scuola perché mio papà mi ha detto che non c’erano compiti per casa, invece ne ho. Enrico: abbiamo cambiato tanti insegnanti in storia e geografia. Sarebbe utile avere un solo insegnante, per tutto l’anno. Davide: C’è stato il cambio di tanti insegnanti. C`è poco tempo per la ricreazione. Lia: Quando suona la campanella per l’inizio della ricreazione, si dovrebbe finire la lezione. Luca: perché Francesco fa sempre le prediche lunghe? Abbiamo cambiato tante maestre e spesso si ripassa tutto quello che è stato fatto. Per questo non andiamo tanto avanti. Luana: gli insegnanti ci devono avvisare per le verifiche e per le interrogazioni. Lucia: abbiamo stabilito gli orari per le lezioni e per la ricreazione: bisogna rispettarli. Paolo: gli insegnanti dovrebbero essere più precisi quando assegnano i compiti per casa. Camilla: ci sono troppi compiti per casa e non abbiamo tanto tempo per giocare. Francesca: Bisogna rispettare l’orario dell’inizio della ricreazione. Celeste: se alcuni bambini disturbano, dovrebbero essere castigati solo loro e non tutta la classe. Michele:  a scuola c’è troppo da scrivere e ci sono poi tanti compiti per casa. Tania: mia cugina a Malo va a scuola al pomeriggio solo una volta alla settimana. Preferirei anch’io così, perché con i rientri, non faccio in tempo a fare il compiti. Eleonora: quando i maestri parlano con i genitori sono gentili, ma quando parlano con noi, a volte sono meno gentili. Marina: i genitori protestano se gli insegnanti ci danno pochi compiti. Allora gli insegnanti ce ne danno tanti e i genitori sono contenti. Chi fa attività sportiva non fa in tempo a studiare. Gabriele: quando uno perde le lezioni perché deve andare via, non dovrebbe poi ricopiarle. Giuseppe: gli insegnanti dovrebbero capire i ragazzi che hanno delle attività sportive al pomeriggio e non fanno in tempo a fare i compiti.

Tema: Descrivo i miei amici.

I miei amici di scuola sono: Alan, Edoardo, Carlo, Giuseppe, Michele, Paolo, Luca, Enrico e Gabriele. Alan è un bambino vivace. lo e lui giochiamo quasi sempre insieme. Anche Bruno Scorsone, il maestro di teatro, ha capito subito che io e Alan Talin siamo dei compagni inseparabili.  Per la recita ci ha dato la parte dei maghi. Lui Lui Pendolo ed io Formuletto. Ma Alan non è molto aggressivo. Lui solo quando lo fanno arrabbiare si arrabbia, ma se non lo fanno arrabbiare lui è sempre bravo con il sorriso in viso. Anche Edoardo è un mio grande amico. Quando Alan non era ancora arrivato, io e Edoardo eravamo grandi amici, a scuola nostra io andavo spesso da Edoardo e lui veniva spesso da me. Edoardo è un bravo bambino, ma certe volte fa il birichino. Edoardo è un bambino molto vivace non si offende. E’ un mio grande amico, ma è allo stesso livello di Alan e sono ì miei due migliori amici. Poi c’è Carlo un altro amico di scuola. Carlo vorrebbe  sempre essere al centro dell’attenzione, lui sceglie spesso i giochi da fare. Lui ce l’ha con un compagno: Enrico. Se la prende sempre con lui quando ha voglia di sfogarsi, ma Enrico non se la prende perchè non gli fa neanche ii solletico perché è grosso. Carlo pratica anche uno sport: il  calcio, lo pratica da ben 4 anni con Giuseppe il suo migliore amico del cuore. lo con  Carlo gioco spesso perché tutti giocano sempre con sempre con lui a nascondino, tira la palla, ciapa ciapa, alto e basso ecc. ecc… Un altro mio  di scuola è Giuseppe. Giuseppe è quasi sempre zitto, non parla quasi mai tranne quando giochiamo a dei giochi specialmente al calcio. Lui pratica il calcio. A lui piace tantissimo anche perché c’è Carlo e c’è anche Alan a giocare insieme a loro a Dueville. E Carlo è anche contento perché giocano nella stessa squadra.

Paolo Stivanin

La parola ai genitori

CLASSE 1988

Nel  1994 in 9 sono partiti per frequentare ia prima e nel corso degli anni 3 anni si sono aggiunti, chi proveniva da altre oceano, chi da altre scuole, chi ha cambiato casa, accolti nella classe con un caloroso benvenuto. Gli è stato insegnato leggere a scrivere, sommare, sottrarre, moltiplicare e dividere cosa sono e servono i numeri, cosa sono e servono le regole, come vanno applicate, come sono e come funziona ii proprio corpo, come il mondo ci ha messo milioni di anni per essere come a noi si presenta. Hanno osservato fiori, piante, l’acqua, hanno seminato e visto crescere le piantine non sempre con ii risultato sperato, sanno usare l’ago, lo spago, con la carta hanno creato cose che non avremo mai pensato si potessero realizzare.

Chi più chi meno sa usare il computer, gli è stato insegnato a studiare, dialogare, esprimersi scrivere un testo correttamente, coniugare e usare i verbi, hanno imparato delle belle poesie. Sanno scrivere pronunciare e tradurre parole in Inglese. Sanno che non c’è solo il proprio paese ma tanti altri con culture, razze, culture, razze e religione diverse. Con mille ostacoli  e difficoltà hanno imparato (dopo battaglie di calci parolacce tirate di vestiti) a rispettarsi, a volersi bene, stare assieme, aiutarsi quando qualcuno è in difficoltà, ascoltare gli  altri e com’prendersi. Per qualcuno durante il trascorrere degli anni scolastici sarete stati qualche volta: “ uffa, che barba..”  “sempre il solito che pretende”, “non è colpa mia, ma ce l’ha con me”, “non si può mai parlare”, “solo perché  è il maestro io non posso rispondergli, non posso avercela con lui”.  Voi però li avete sempre compresi, aiutati a riconoscere i propri errori, aiutati a crescere; avete donato la vostra pazienza, la vostra saggezza, il vostro sapere, siete stati disponibili con pomeriggi di gioco e doposcuola, gli avete voluto bene. Si ricorderanno delle giornate passate assieme imparando a sciare a nuotare, a giocare a calcetto o palla guerra. Vi siete resi disponibili per fargli conoscere il proprio paese, città e non solo; li avete portati a conoscere anche altre città d’Italia. Dopo tutto questo cammino quando si incontreranno e si diranno: Ti ricordi alle elementari i maestri sì che erano buoni, quante cose abbiamo fatto, quante ne abbiamo combinato,  quanto abbiamo fatto arrabbiare i maestri. E così rimpiangeranno i toro cari maestri. Parola di genitore.

Grazie a tutti per ciò che avete fatto, sopportato, insegnato ai nostri

RAGAZZI del 1988.

Testimonianze e ricordi

GENZIANELLA Valente

Lunedì 2 ottobre 1961, è stato il mio primo giorno nella scuola di Vivaro.

Avevo 7 anni ed entravo in classe seconda perché la prima l’avevo frequentata in un’altra scuola. Non ricordo bene con quali sentimenti ho vissuto quel giorno importante, ma sono sicura di essere stata tranquilla perché conoscevo già alcuni compagni: Milady, Andrea, Nazarena, Antonio…..e poi c’era lei, la mia cara insegnante la signora Caterina Bassan, che mamma già di quattro figli , allora, amava i bambini ed il suo lavoro. Difronte alla scuola, poi, abitava la nonna Adelaide e questo mi dava sicurezza, se ci fosse stato qualche problema, lei mi avrebbe certamente aiutata. Ricordo che avevo una cartella rossa con gli spallacci, era come uno zaino e forse ero l’unica bambina con una simile cartella. Ho trascorso la scuola elementare in serenità, in amicizia, vivendo esperienze semplici ma formative. Mi piaceva andare a scuola perché si stava bene con gli amici e studiare non mi pesava, anzi nel pomeriggio giocavo spesso” alla scuola” con le amichette e la mamma mi aveva regalato una lavagnetta con i gessi colorati. Io facevo sempre la maestra e probabilmente già da allora avevo capito quale lavoro avrei fatto da grande. Ricordo che nelle belle giornate di primavera, tutti i bambini andavano a scuola in bicicletta, allora non c’erano automobili nelle strade e noi eravamo sicuri. Spesso con i miei compagni andavamo a prendere la maestra Caterina a casa sua e poi la scortavamo fino a scuola, come delle guardie del corpo, mentre la maestra Dentilli assieme alla maestra Vialetto si facevano a piedi la strada da Trescalini fino alla piazza di Vivaro, dato che venivano a scuola con la corriera.

Ricordo le buone merende: frutta saporita o pane fresco con salame o formaggio…..gli aromi , soprattutto quello del salame con l’aglio si spandevano nella classe appena entrati e avevi già fame. Ricordo le penne con il calamaio e l’inchiostro…. quanti pennini spuntati e quante carte assorbenti, per non parlare delle macchie fatte nel quaderno e ……delle pagine strappate perché ritenute poco ordinate. Ricordo le feste natalizie: i canti, le poesie, le recite della natività…..facevamo a gara per avere la parte più lunga o il ruolo da protagonista, quante volte ho fatto  la voce narrante nella notte santa, nascosta dietro alla lavagna.  Ricordo le passeggiate sull’argine del Bacchiglione e i papaveri che crescevano in mezzo alle spighe   di  frumento dei campi posti ai lati dello stradone .  Intorno a me c’era tanta allegria, ero una bambina spensierata, piena di vita , ma anche gli altri bambini erano così e la nostra gioia continuava anche nel pomeriggio perchè, dopo aver fatto i compiti e si facevano rigorosamente subito dopo il pranzo, ci si ritrovava per giochi e corse nei cortili di casa o nei campi dei vicini. Genzianella Valente

La mia scuola di Paola Rossi

Io sono arrivata ad insegnare nella scuola elementare di Vivaro nell’anno scolastico 1990/1991 e ci sono rimasta felicemente fino al 1999. E lì ho trovato il mio nido, dove mi sono sentita accolta dai colleghi, dalle bambine e dai bambini che frequentavano ma anche dai loro genitori. È stata la scuola dove potevo sedermi sulle seggioline dei bambini e mostrare loro i miei libri di arte, insegnando loro come si “legge” un quadro, o come si parla, si canta e si pensa in inglese, o anche come si sale e si scende da un albero (attività che non ha trovato tutti d’accordo). Lavorare a mente aperta con colleghi, alunni e genitori mi ha spronato a seguire e sviluppare le mie doti, così ho potuto seguire la mia carriera di musicista e spiccare il volo verso altri orizzonti. Naturalmente l’unica che si è “persa” sulla pista da fondo di Folgaria sono stata io…ma,  con l’aiuto morale di un paio di bambini e il provvidenziale arrivo di una simpatica motoslitta, sono gloriosamente arrivata in hotel sana e salva. Ho fatto scuola come la mia maestra ha fatto con me, parlando, ascoltando, ridendo e partecipando emotivamente ogni giorno alla crescita di ogni bambino. non so se sono riuscita nel mio intento, ma i visetti dei bambini e le parole dei miei colleghi mi hanno accompagnato anche nella carriera successiva da musicista, in giro per il mondo.

Un giorno, in treno, ho trovato la “bambina” Laura Bassan che stava mettendo a punto la sua tesi di laurea in architettura…che gioia vedere cresciuti i mie ragazzi! Laura mi ha detto ” grazie, maestra, per avermi abituato a essere curiosa e voler conoscere e informarmi, grazie per avermi insegnato a pensare in inglese fin da piccola, mi è servito tanto”. La scuola di Vivaro è stata la fucina della comunità viva e pensante dei residenti in un vero e proprio ecosistema, ma anche di altre famiglie che hanno creduto in quei valori.  Sono fiera e orgogliosa di averne fatto parte e di essere partita da lì per realizzare la mia “vita successiva “.

Paola Rossi

LA SCUOLA DI VIVARO di Anna Maria Coltro

 La scuola di Vivaro l’ho incontrata la prima volta il 1° ottobre del 1962. La mia aula era una stanza piccola al primo piano, con le finestre che guardavano la piazza. Il pavimento era fatto di assi di legno, i banchi doppi, di legno, erano uniti alla panca per sedersi, la superficie dei banchi era verde scuro tutta rugosa tanto che era difficile scrivere bene. Una grande stufa in cotto riscaldava l’aula in inverno e di tanto in tanto la bidella Maria veniva ad aggiungere legna al fuoco. Negli anni successivi siamo scesi a piano terra dove le aule erano più grandi perché avevamo raggiunto il considerevole numero di diciotto alunni, sia perché si erano aggiunti alunni che dovevano ripetere l’anno che per qualche nuovo arrivo. La merenda veniva fatta rigorosamente in aula facendo attenzione a non sporcare. Due tre volte all’anno si usciva in passeggiata ed era un momento tanto atteso da noi alunni. Nel corso dell’anno con tutte le classi riunite insieme in cortile, se il tempo lo permetteva, o nel corridoio a piano terra si ricordavano le varie festività nazionali con canti legati alle varie ricorrenze. Sempre insieme si festeggiava il Natale con recite, poesie e canti e il carnevale con mascherine, scenette divertenti, crostoli e frittelle. Non mancavano mai le letterine da scrivere ai genitori a Natale e Pasqua piene dei nostri buoni propositi e i regalini confezionati con le nostre mani per i genitori. Il 21 marzo sempre insieme si ricordava la festa degli alberi ed ogni anno veniva piantato un albero nel giardino della scuola.  Nei cinque anni trascorsi nella scuola di Vivaro ho incontrato ogni anno sempre maestre diverse. In prima avevamo la maestra Giannina Gobbo che rimase a Vivaro un solo anno. In seconda e in quarta elementare la nostra insegnante era Margherita Frigo. In terza abbiamo incontrato la maestra Roberta Mugnone, anche lei rimasta a Vivaro solamente un anno. Nei primi quattro anni abbiamo conosciuto anche molte supplenti. Per questo motivo in quinta la maestra Nora Dentilli ci ha presi in consegna per prepararci con cura alla scuola media. La signora Dentilli ha lasciato in me un ricordo meraviglioso per come sapeva rapportarsi con noi alternando affetto e rigore a seconda dei nostri bisogni. La sua bravura ci ha consentito di arrivare alla scuola media molto ben preparati. Uno dei ricordi più vivi di quell’anno è quando il marito della nostra maestra, il Direttore Salvatore Dentilli, veniva in classe quasi a fine lezione e ci disegnava alla lavagna a nostra richiesta gli animali, lasciandoci sempre a bocca aperta per la sua bravura.  Ancora oggi ricordo quanto appreso alle elementari, oltre alle nozioni, al piacere di leggere e di approfondire le varie materie è viva in me l’educazione al rispetto dei compagni, delle persone, in particolare di quelle in difficoltà, dell’ambiente, delle cose altrui e di quelle che sono patrimonio di tutti. Essendo una piccola scuola si era creato una bella interazione anche con le insegnanti delle altre classi. Ricordo in particolare la signora Caterina Bassan, la signorina Rina Vialetto e la signora Irma Fusato che insieme alla maestra Dentilli hanno trascorso la maggior parte della loro vita lavorativa nella scuola di Vivaro, formando tanti di noi e diventando parte integrante della nostra comunità.

Sono tornata poi nella scuola di Vivaro come mamma dal 1984 al 1990 ed ancora dal 1992 al 2001. Nel frattempo la scuola era stata ristrutturata e ampliata con l’aula mensa e la palestra. Anche il corpo docente era completamente cambiato e il modo di rapportarsi tra maestri, alunni e genitori, pur restando nel rispetto dei diversi ruoli, era caratterizzato dall’amicizia e dalla condivisione di tante esperienze innovative, non riscontrabili in altre scuole dei dintorni. La settimana bianca a Fondo Piccolo, la settimana azzurra a Pinarella durante le vacanze estive, il primo laboratorio di informatica realizzato dal maestro Francesco Marchesin con i computer dismessi da aziende del territorio, le gite di ben due giorni, le uscite alla scoperta di Venezia favorite  dal gemellaggio con una scuola elementare di Venezia, sestiere Cannaregio, dove era direttrice Suor Gabriella Marchesin; le serate pizza insieme fino ad arrivare al momento, 1986, in cui sembrava che la scuola dovesse chiudere per mancanza di alunni e per volontà dell’amministrazione comunale di allora. E qui ci si è uniti ancora di più per allontanare il più possibile quel momento. Grazie all’inventiva e alla disponibilità dei maestri, in particolare Francesco e Marisa Marchesin, Genzianella Valente, Paola Rossi, Emanuela Segalina e di tutti gli altri insegnanti si è introdotto il tempo prolungato che ha portato alunni da tutto il Comune e non solo consentendo alla scuola di resistere fino ad oggi.  Proprio allora era nato il Comitato Coordinamento Civico con l’obiettivo primo di salvare la scuola, unico punto di aggregazione della frazione, allargato poi a far emergere le varie problematiche di Vivaro e presentarle in Comune per tentare di trovare una soluzione. Una prima esperienza di democrazia diretta non legata ai partiti, che aveva creato in paese nuove relazioni e nuova consapevolezza. Purtroppo devo dire che a distanza di vent’anni tanti dei problemi evidenziati non sono stati risolti.  Quando il nostro gruppo di genitori è uscito dalla scuola perché i figli erano passati alla scuola media è stato bello vedere che i nuovi genitori subentrati hanno continuato ad amare la nostra scuola, a lottare per la sua sopravvivenza, a proporre nuove iniziative per farla crescere. Da vent’anni ormai non frequento più la scuola di Vivaro, ma mi rallegra il cuore vedere che è ancora viva, frequentata, apprezzata e amata.

Un grazie riconoscente ai maestri che hanno lavorato nella piccola scuola di Vivaro e l’hanno fatta diventare Grande.

Anna Maria Coltro

RICORDI DELLA BIDELLA MARIA LOVATO

Sono stata bidella della scuola elementare di Vivaro dal1960 al 1986. In questi 26 anni non si sono avvicendate molte insegnanti perciò ricordo bene la signora Fusato che arrivava da Dueville in bicicletta. Oltre che una brava maestra era un’ottima organizzatrice di eventi ed ha insegnato a tutta la scuola canti popolari e patriottici. Raggiunto il limite di età è andata in pensione anche se avrebbe  insegnato ancora volentieri.

La signora Dentilli arrivava a piedi da Trescalini perché prendeva la corriera da Vicenza fino a Vivaro. Era una maestra molto materna e ha saputo insegnare anche a tanti ragazzi che avevano difficoltà di apprendimento. La signorina Vialetto arrivava anche lei con la corriera assieme alla collega, la signora Dentilli e prima di entrare a scuola passavano in chiesa per una preghiera. Molti ricordano la signorina Vialetto per la sua severità, ma era davvero un’ottima insegnante e tutti i suoi alunni erano ben preparati per affrontare la scuola media. La signora Caterina Bassan è stata come una mamma dolce e premurosa. Arrivava in bicicletta sempre poco prima dell’inizio delle lezioni perché aveva una famiglia numerosa da accudire. Poi è arrivata la signora Perotto anch’essa piuttosto severa , ma comunque una brava insegnante. Lei guidava l’auto, aveva una 500 e dato che veniva da Vicenza dava un passaggio alla maestra Dentilli e alla maestra Vialetto. Poi, è arrivata la signora Ceccon più giovane e con un insegnamento moderno, faceva matematica con  le tavole di Papier e i bambini si divertivano molto. Lei comunque si è sempre trovata bene con le sue colleghe anche se avevano un’età ben più matura.  Ricordo anche la signora Citton come una maestra brava e diligente. Negli anni in cui ho lavorato c’era una sola maestra per classe, iniziava dalla prima e insegnava fino alla quinta classe. C’era la maestra unica e insegnava tutte le materie. Gli scolari scrivevano nel quaderno con il pennino e l’inchiostro che io mettevo nei calamai dei banchi di legno. Per riscaldare l’aula si usava la stufa che io accendevo prima dell’arrivo degli scolari, bruciava carbone e legna che erano forniti dal comune. Sono stati anni molto belli anche per me perché le maestre avevano una grande amicizia e collaborazione fra loro, anche nei miei confronti hanno avuto sempre stima e rispetto. Lo stesso posso dire dei tanti ragazzi che hanno frequentato la scuola. Quando sono andata in pensione con la signora Bassan e la signora Dentilli, per limiti di età, mi è stata fatta una bella festa. Poi , negli anni successivi sono arrivati tanti altri maestri che hanno sempre dato alla scuola di Vivaro fama e prestigio.

Luca Carollo

Il primo ricordo che mi viene in mente sono i computer al piano superiore, quegli Olivetti M24 ci intrattenevano con partite a cats o prince of persia in cui ci si sfidava a chi faceva il punteggio più alto, i floppy disk che ricordi; e poi c’era la postazione del maestro Francesco con il super computer a colori che tutti noi guardavamo con ammirazioni e solo pochi potevano utilizzare in quanto ‘macchina complessa’: il Windows 95.

A ricreazione dopo aver mangiato in mensa ci ritrovavamo a giocare a palla avvelenata nel campo da basket o ad arrampicarsi nel monumento ai caduti senza farsi vedere dai maestri, sempre di ronda; nel caso qualcuno si fosse avvicinato si scappava tutti dentro al cespuglio proprio affianco al monumento, ricordo che sembrava molto folto dall’esterno ma una volta accucciati ed entrati si apriva questa specie di caverna dove al centro si rizzava l’asta metallica della bandiera, quello era il nostro fortino/nascondiglio.

Nella recita di Natale, non ricordo che anno fosse, ma si era imbastito un presepe di ombre, io facevo il bue, provai giorni con la maestra Marisa per la posizione da tenere ma era proprio scomoda, presumo che il risultato somigliasse più ad un cespuglio che ad un bue. In una delle famose gite sulla neve a Folgaria, una delle prime se non erro, Enrico Brazzale salì nel gatto delle nevi la sera per tirare le piste ma non tornava più così il maestro Francesco si mise ad urlare il suo nome fuori dalla finestra “Enrico torna casaaaaaa”.  In cortile c’erano vari svaghi con cui ci intrattenevamo, tra cui le altalene dove si provava a fare il giro completo, senza successo ovviamente, ma si rimediava un’oscillazione delle travi portanti non ancorate bene al terreno e facendoci provare quel brivido da montagne russe. Oppure ci si arrampicava negli alberi, la sfida era arrivare più in alto possibile, su rami fini come un dita; l’incoscienza l’ha sempre fatta da padrona ma sono comunque esperienze che ci hanno rafforzato e reso quello che siamo, affrontare le paure per esempio. C’era poi la siepe laterale che aveva un 20 cm di spazio dalla recinzione con la casa confinante, noi eravamo soliti nasconderci in quello spazio angusto, perché chiederete voi…e chi lo sa? Vorrei dire qualcosa anche dello stanzino/magazzino affianco dell’aula computer, è sempre rimasto un mistero cosa ci fosse al suo interno, si supponeva ci fossero scheletri o qualche tipo di animale impagliato; quando i maestri si apprestavano ad aprire la porta si cercava di buttare un occhiata discreta all’interno cercando di carpire qualche dettaglio; ora che ci ripenso mi sembrava di averci visto all’interno un tagliacarte, motivo più che plausibile per non fare entrare noi bambini ma così facendo alimentavate la nostra infinita curiosità.

Luca Carollo

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Cari Maestri Francesco e Marisa, innanzitutto vi mando un grande abbraccio. E in un sabato mattina di dicembre così piovoso volevo ricordare insieme a voi qualche momento di vita trascorso nella nostra scuola di Vivaro.

I ricordi si accavallano ma inizio col dire che la nostra non era una scuola grande, in senso fisico, con al piano terra la mensa, la palestra, un bagno e un’aula, la mia classe, sempre la più numerosa per tutti gli anni trascorsi lì. Mentre al primo piano si trovavano le altre aule e il laboratorio di informatica, o come lo chiamavamo al tempo, ” l’aula computer”. Oltre a questo però, avevamo degli splendidi spazi esterni. Il giardino intorno alla struttura, dove oggi se non ricordo male è stata costruita la nuova palestra e appena fuori, in fondo alla piazza, il grande parco di fianco al campanile, dove trascorrevamo la maggior parte delle ricreazioni e quando la stagione lo permetteva, di tanto in tanto, si faceva lezione all’aperto.

Non era grande, la scuola, anche perché per ogni annata c’era una sola sezione di alunni, anzi se non ricordo male la classe dopo la nostra non c’era proprio. Dalla prima si passava alla terza, lasciando così ogni anno un vuoto. Le classi stesse di per se non erano numerose, tralasciando la mia che contava ben 20 alunni, le altre credo fossero tutte sull’ordine della decina o addirittura meno. Per tutti questi motivi la nostra era una piccola scuola, ma con una Grande anima e un Grande spirito, all’avanguardia per i tempi visto che era l’unica nel comprensorio di Dueville ad avere il tempo pieno, il motivo principale per il quale i miei genitori mi hanno iscritto li pur abitando in un paese vicino. Infatti, noi stavamo a scuola tutti i giorni fino alle 16.00, tranne il venerdì che si faceva solo la mattina e il sabato a casa. Per me quegli orari non erano un peso perché in quella maniera i compiti a casa erano pochi e il tempo trascorso con i compagni e maestri era sempre piacevole. Il cibo della mensa ecco non era propriamente come quello della nonna ma ce lo facevamo andare bene lo stesso. A questo punto i ricordi arrivano ai miei compagni di classe, che se anche ormai siamo cresciuti e ci siamo persi di vista potrei nominare uno ad uno. Alle ore passate insieme ad imparare sui banchi tutti i giochi durante la ricreazione, le partite di palla avvelenata in palestra e non solo. Alle gite scolastiche, ricordo in particolare quella a Ravenna e al parco tematico “Italia in miniatura”. Le settimane bianche a Folgaria, che belle le settimane bianche a Folgaria, più precisamente a Fondo Piccolo e quanti altrettanto bei ricordi che emergono!! Queste sono tutte cose che le altre scuole secondo me non facevano e sono queste, insieme a tante altre piccole, che hanno fatto e fanno della scuola elementare di Vivaro una Grande scuola. Infine, non posso non ricordare voi Maestri che siete stati sicuramente l’anima e il cuore pulsante di tutto questo. Noi ragazzi, o per lo meno io me ne sono reso conto logicamente con il passare degli anni, quando ormai in quella scuola fisicamente non ci sono più. E lo riscopro ancora oggi scrivendo queste righe, che li ho lasciato un piccolo pezzo di me e che voi dentro di me sicuramente avete lasciato e fatto crescere qualcosa.

Un grazie a tutti voi, Francesco, Marisa, Emanuela, Carmine, Paola e Genzianella.  Saggin Michele

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Ciao sono Eleonora sono un ex alunna della scuola di Vivaro classe 1990.

Se dovessi descrivere la scuola di Vivaro direi che è scuola di vita. E non lo dico così per dire perché a scuola ho imparato non solo a leggere, scrivere e contare ma anche a ricamare, a stare con i miei compagni (eravamo una classe rumorosa, scherzosa e numerosa), a piantare un chiodino senza farmi male, a sciare grazie alle settimane bianche, a nuotare grazia al progetto ‘sport a scuola” etc. I miei maestri sono andati ben oltre le nozioni didattiche, hanno iniziato a formare la mia persona!

Ricordo che tante volte il maestro Francesco entrava in classe con un’idea nuova, una novità appena sfornata, sulla quale aveva ragionato tutta la notte. La più buffa e bella è stata quella in cui si è cimentato nella ricerca dell’origine storica del cognome di ogni mio compagno, trovando indicazione storiche, geografiche, lessicali. Un lavoro immane, di dedizione profonda per i me e per i suoi alunni, per farci sentire tutti unici ma soprattutto un segno di enorme amore per il suo lavoro. I miei maestri hanno sempre messo passione nel loro lavoro e questo è ciò che connota i miei ricordi più belli in quella scuola. Una scuola che ha posto in me le prime basi per quello che oggi è il mio lavoro; una scuola che prima di tutto mi ha insegnato a vivere, a stare con gli altri e relazionarmi.

Come dicevo “una scuola di vita” e secondo me dovrebbero essercene di più di scuole così soprattutto oggi, in una società dove l’uomo è sempre più connesso con il mondo, ma in realtà è sempre più solo. Una scuola di vita potrebbe ridare sorriso, potrebbe ridare entusiasmo e speranza a dei giovani che si stanno spegnendo e perdendo lungo il cammino dell’educazione. Eleonora Bassan

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Ho frequentato la scuola elementare di Vivaro negli anni che vanno dal 1995 al 1999. Ancora oggi ne conservo un ricordo vivido e felice.  La mia classe, come del resto anche le altre, non era molto numerosa, contava appena dieci studenti. Forse è stato proprio questo, assieme alla presenza di insegnanti innovativi e intraprendenti, che ha permesso alla scuola di spiccare per la sua originalità. Un ricordo sincero e affettuoso meritano i miei maestri Genzianella e Francesco, che hanno saputo valorizzare i loro insegnamenti con attività all’avanguardia, andando oltre ciò che ci si aspetterebbe da un’istituzione scolastica. Recentemente ho sentito riferirsi alla scuola come ad un’isola felice. Questo mi fa sperare che tutti i ragazzi, durante il loro percorso di studio e di vita, possano provare qualcosa di simile alla mia esperienza. Silvia Bocchese


RICORDI DELLA SCUOLA DI VIVARO, di Daniele Busolo

La scuola di Vivaro è sempre stata per me una scuola di valore sia dal punto di vista didattico che per il rapporto con gli insegnanti. Ricordo ancora quando la maestra Marisa ci faceva girare i banchi rivolti verso la piazza, si aprivano le finestre e si disegnava con la matita qualcosa che ci ispirava, dalla chiesa alla fontana oppure qualche casa, a me piaceva il campanile e riuscivo a ricopiarlo con soddisfazione nel mio foglio bianco. Ricordo poi, con entusiasmo l’arrivo dei computer i “Commodore 64”, c’era una grossa tastiera e uno schermo che sembrava un televisore, per noi bambini è stata come una svolta epocale. Una volta alla settimana si andava in sala computer a scrivere i testi e a fare anche qualche gioco. Io mi divertivo e poi ero orgoglioso di vedere stampato il mio lavoro. Ma il ricordo che custodisco profondamente dentro di me è sicuramente quello della settimana bianca a Folgaria. Erano 5 giorni fantastici dove si faceva il corso sci con tanto di gara finale ed attestato. Mangiare le delizie dell’hotel, cantare e giocare insieme erano momenti indimenticabili che oltre al divertimento ti formavano e rafforzavano amicizie inaspettate, è stato sicuramente uno dei periodi più belli della mia vita e dobbiamo solo ringraziare i maestri che con amore e dedizione hanno permesso questa esperienza fantastica.

Daniele Busolo

LA SCUOLA DI VIVARO

La scuola di Vivaro non è stata, ai tempi che la frequentavo, solo una scuola, ma la potrei meglio definire una palestra di vita. Si distingueva dalle altre scuole perché non  era solo un luogo fisico situato in piazza a Vivaro, dove ai bambini venivano impartite le lezioni delle rispettive classi elementari, ma era un punto di aggregazione sociale dove i bambini delle diverse classi si conoscevano tutti e non solo… conoscevano i rispettivi genitori. Non esistevano unicamente le lezioni fatte in aula, ma grazie alla collaborazione degli insegnanti le lezioni si estendevano anche in altri luoghi… prendevano vita alle risorgive di Vivaro, alle origini della nostra terra, alle gite a Venezia dove non solo si visitavano i celebri palazzi di questa prestigiosa città, ma si andavano a trovare gli amici di penna con cui ogni bambino teneva corrispondenza durante l’anno.

Grazie all’iniziativa degli insegnanti si svolgeva la settimana bianca, dove si prendevano lezioni di sci durante la giornata e la sera si facevano i compiti tutti assieme. Si aveva la possibilità di conoscere i propri compagni non solo nei banchi ma anche nella loro quotidianità e intimità. Così era per gli insegnanti che erano paragonati a quasi dei secondi genitori per i ragazzi. A scuola le classi non andavano avanti a compartimenti stagni ma magari le prime classi andavo assieme ai ragazzi più grandi di quinta per imparare ad utilizzare le prime basi del computer, a volte nelle lezioni di scienze si portava in classe anche qualche animaletto di qualche compagno mentre si studiava il suo habitat e la sua specie… E a ricreazione si giocava tutti assieme, insegnati compresi… molto spesso a palla guerra!

Durante le feste natalizie e pasquali si preparavano recite, si facevano lavoretti che coinvolgevano tutte le famiglie come la ‘gara’ dei presepi di Natale, si imparava il patchwork, il ricamo, a lavorare con l’argilla ed ad utilizzare i colori a tempera. Si dava spazio alla creatività dei bambini e venivano fatti sempre dei giornalini (come in “Settimana Bianca”) dove veniva dato spazio alle emozioni e alle sensazioni dei bambini e su cosa pensavano dell’attività svolta. C’era uno spirito di condivisione e un senso di appartenenza ad una comunità  che aleggiava costantemente nell’aria. Mi ritengo fortunata ad avere avuto la possibilità di essere cresciuta in questa scuola dalle ampie vedute e sono orgogliosa di avere avuto degli ottimi maestri.

Chiara Lionzo

Un pensiero per te

Ti guardava seduto al banco impegnato a leggere e a scrivere, mentre correvi nel cortile, quando ridevi e parlavi con i compagni e cercavo di intuire cosa c’era dentro di te, che donna e che uomo saresti diventato. Ti chiedo scusa se non sono riuscito a capire le potenzialità che avevi dentro di te. Era quello il mio compito: aiutarti a tirar fuori quello che avevi dentro. Invece spesso ti ho dato noiose informazioni, conoscenze, qualche consiglio e qualche rimprovero.  Scusa se non ti ho incoraggiato ad avere più fiducia in te stesso per farti diventare più sicuro, più autonomo e più responsabile. Scusa se non ti ho sempre accolto con un sorriso, se ho alzato la voce, se ti ho rimproverato più che lodato. Scusa se non ti ho sempre ascoltato quando volevi parlarmi, se non ti ho lasciato giocare cii più in cortile, se non ti ho portato di più in gita, se ho insistito perché mangiassi quello che non ti piaceva, se ti ho annoiato con le mie prediche, se ti ho dato troppi compiti per casa, se non ti ho lasciato giocare di più con il computer.  Scusa se non ti ho messo vicino di banco i tuoi amici preferiti, ma cercavo di farti stare bene anche con tutti gli altri compagni.

Scusa se non sono riuscito a cambiare alcune regole della scuola: a venire presto alla mattina, a stare seduto troppo nei banchi, quando eri bambino pieno di energia, a fare le vacanze estive troppo lunghe invece che diluirle nell’anno. Avrei dovuto creare una scuola più’ divertente, più sorridente, lasciarti giocare di più con i compagni. Avresti trascorso con più gioia e serenità gli anni della scuola elementare.

Avrei dovuto farti leggere libri divertenti, farti diventare più curioso, esplorare quello che c’era intorno, sperimentare cose nuove e farti meravigliare dei fiori, degli alberi, dell’acqua, dei sole e dell’aria limpida, del sorriso della mamma e ciel papà e dei tuoi amici.

Senza indicarti la meta che volevi raggiungere, avrei dovuto darti dei suggerimenti sul cammino che tu dovevi ancora fare e che lo avevo già percorso.

Non ti ho fatto riflettere su una domanda che ti dovevo fare: cosa voglio essere?

Non stare in panchina, gioca! Quando andavamo in settimana bianca, il maestro di sci ti insegnava a comandare gli sci, eri tu che guidavi. Ecco, non lasciarti trasportare dagli altri o dagli aventi, decidi tu dove andare.

Tieni lontano l’invidia, la superbia, la poca voglia di fare. Cerca di essere onesto, prudente, moderato, cortese, forte e tenace per superare le difficoltà che incontrerai. Ti auguro di fare un lavoro dove tu possa mettere tutta la tua passione.

Puoi contare ancora su di me, per quello che posso ancora darti, per qualche indicazione, qualche informazione o anche solo per ascoltarti.

Ti ringrazio per l’invito a partecipare a questo incontro. Mi hai commosso e fatto ricordare quei cinque anni importanti che ho passato con te.

Vivaro, 23 maggio 2016, Francesco Marchesin